Argenteria

La Mazza Capitolare d’argento con base triangolare sostenuta da cariatidi. All’interno del piccolo vano a baldacchino è rappresentata l’Annunciazione.

Marchi: stemma di Siracusa, SLC, 1810.

Su un lato della base si legge la seguente iscrizione: “Ann.li Erectionis per D. Vinc. Catera Syracus.Elaborata” (Anno LI dell’erezione da Don Vincenzo Catera elaborata a Siracusa).

Catera Vincenzo, famoso argentiere catanese come il padre Antonino, lavorò a Siracusa nel corso del XVIII secolo (a Noto, tra il 1781-83, insieme al padre e ad altri eseguì il rifacimento della Cassa Reliquiaria di S. Corrado quasi distrutta  dal terremoto del 1693). Era autorizzato dal Senato di Siracusa ad imprimere la “bulla” di vidimazione sull’argento, col marchio e l’insegna della città.

Su un altro lato si legge questa iscrizione: “Sumptib. Revmi C.li SSmae Ann civis Hyspicaefund” (A spese del Reverendissimo Capitolo della Venerabile Insigne Collegiata della SS. Annunziata della città di Spaccaforno).

Sul terzo lato è inciso uno stemma vescovile (probabilmente quello di monsignor Filippo Trigona, vescovo di Siracusa dal 1807 al 1824).

Lunghezza cm 110/115, larghezza massima dal vano a baldacchino cm 20/25.

In Archivio c’è la Nota dettagliata delle spese presentata dal Catera, allegata al mandato di pagamento (del 28 Maggio 1810) a firma dei canonici del Capitolo Carmelo Danieli e Antonino Cavarra, che autorizzano il canonico Antonio Modica ad effettuare il pagamento nella misura di onze 66, tarì 26, grana 10 (comprensivi di “manifattura, doratina, argento nuovo, zecchino, argento vivo, vettura da Siracusa che portò il Catera e per mantenimento del detto di Catera in questa”. Il Capitolo aveva commissionato al Mazza il 28 gennaio dello stesso anno.

 

Cassa Reliquie

L’opera di oreficeria più pregevole dell’Annunziata è la Cassa Reliquiaria, in argento e bronzo dorato (siglata Dgc 1739, stemma della città di Siracusa). I quattro lati sono ornati di bassorilievi in lamina d’argento raffiguranti protomartiri e protovergini racchiusi in nicchie con catino e conchiglia: S. Stefano, S. Maria Maddalena, Sant’Agata,  Santa Rosalia, Santa Lucia, S. Nicola, Sant’Orsola, Santa Cristina, S. Giovanni Battista, S. Bartolomeo, S. Sebastiano, S. Lorenzo, S. Cosma, S. Damiano, Santa Barbara, Santa Margherita.

Le nicchie sono intervallate da semicolonne tortili, anche il coperchio è ornato da fregi floreali e da quattro medaglioni mistilinei con raffigurazioni di santi. In un inventario, datato 20 novembre 1790, è contenuto l’elenco delle reliquie che si trovano nella Cassa d’argento, e cioè: la testa di San Bartolomeo Apostolo, un braccio di legno con reliquia di S. Nicola vescovo, di S. Lorenzo martire, di Santo Stefano protomartire, di S. Alessandro protomartire, S. Agnese e S. Biagio, S. Lucia, S. Nicolò, S. Felicissimo e S. Maurizio martiri, S. Costanza, S. Veneranda, S. Fausto, S. Ilarione, S. Valerio, S. Liberato, S. Benedetto, S. Chiara, S. Tranquillo, S. Biagio vescovo, S. Vito, S. Alberto, S. Francesco di Paola, S. Francesco Saverio, S. Francesco di Sales, S. Carlo Borromeo, S. Vincenzo Ferreri, una scatolina di capelli di S. Giovanni Battista, un osso di S. Rosalia,. L’elenco è lunghissimo, ci sono parecchi Santi, tra i più conosciuti ma anche quelli meno noti. Vale la pena qui ricordare le due reliquie, ritenute importantissime a quei tempi: “quella della Sacra Famiglia, vale a dire il legno della Santa Croce, il capello di Maria Santissima, il mantello di San Giuseppe, S. Gioacchino e Sant’Anna; un frammento di pietra dove s’appoggiò l’Arcangelo Gabriele quando annunziò a Maria Santissima d’essere Madre di Dio”. Di tutte queste reliquie esistono le relative autentiche sottoscritte da cardinali, vescovi e teologi autorizzati.

In un altro raro documento del 19 settembre 1796, Baldassarre Zappello, di professione orefice, fa una stima della Cassa Reliquiaria, così descrivendola: “Una Cassa di reliquie di Santi foderata di piangia d’argento; lunga palmi cinque, alta palmi quattro, e un quarto compresa la cupoletta ossia il coverchio; lata due palmi e mezzo; con colonne e capitelli, cartocci e foglie, e ornamenti di rame indorato. Onde secondo ho potuto giudicare secondo la perizia, e l’arte stimo che l’argento sia rotoli cinque circa. Più un paliotto di velluto cremisi adornato di fiori d’argento, lungo palmi otto, e alto palmi quattro; l’argento si è da me stimato un rotolo circa”.

La Cassa Reliquiaria è senza dubbio l’opera più preziosa ed importante dell’oreficeria ispicese, anche la scelta dei sedici Santi è particolare, perché, di solito, in simili opere era predominante il riferimento alla vita del Santo a cui erano dedicate oppure erano rappresentati i Dodici Apostoli.

Nel 1986 sono state rubate otto delle sedici statuette d’argento, mai più recuperate. Restaurata, la Cassa Reliquiaria è portata in processione, insieme alla Santissima Spina, l’ultimo Venerdì di Quaresima. Una processione molto sentita, seguita, che mette da parte ogni confine parrocchiale, processione che ha il suo momento culminante, ricco di tanta religiosità, nella “Deposizione della Croce”. Il momento solenne, la suggestione profonda, il suono delle trombe, ed il silenzio rotto dai colpi di martello per schiodare dalla Croce il corpo di Cristo, lasciano davvero il segno.

 

Reliquie che si trovano nella Cassa d’argento della Venerabile Chiesa della SS. Annunziata

In primis

  1. La testa di S. Bartolomeo Apostolo
  2. Un braccio di legno con la reliquia di S. Nicolao vescovo
  3. Un altro braccio di legno con la reliquia di S. Lorenzo martire
  4. Un altro braccio di legno con la reliquia di S. Stefano protomartire
  5. Un altro braccio di legno con la reliquia di S. Alessandro protomartire
  6. Un altro braccio di legno dorato con la reliquia di S. Agnese, e S. Biagio
  7. Un altro braccio di legno dorato con la reliquia di S. Lucia, S. Erasmo e S. Sebastiano
  8. Un reliquiario di legno con la reliquia di S. Nicolò ed altri
  9. Un reliquiario di seta raccamato con la ….. di Maria
  10. Una cassettina dove vi sono un osso lungo della gamba di S. Felicissimo martire, e quella di S. Maurizio martire
  11. Un’altra cassettina ove vi sono le reliquie di S. Costanza m., S. Veneranna m., S. Fausto m., S. Abundo e S. Ilarione
  12. Un reliquiario d’argento  ove si è il Capillo di M. Vergine
  13. Una cassettina di legno ove vi sono le seguenti reliquie, cioè S. Feliciano m., S. Probo, S. Licinia, S. Valerio m., S. Liberato m.
  14. Un’altra cassettina ove vi sono le seguenti, S. Benedetta m., S. Chiara, S. Placido m.
  15. Un’altra ove vi sono le seguenti, S. Tranquillo m., S. Dignaziano, S. Colummano
  16. Un reliquiario di legno dorato fatto a Bollina
  17. Un reliquiario ove vi sono, S. Caterina v. e m., S. Biagio vescovo e m., S. Vito m., S. Alberto, S. Caterina verg., S. Francesco di Paola, S. Francesco Saverio
  18. Una cassettina o sia baulino ove vi sono la reliquia di S. Francesco di Sales, S. Carlo Borromeo, S. Serena Imperatrice
  19. Più un marzapano, ove vi sono S. Romana verg. Con la compagnia di S. Gaudenza v. e m., S. Cecilia v. m.
  20. Un reliquiario d’osso, con la reliquia di S. Roasalia v. e m.
  21. Una scatola foderata di drappo di seta, ove vi sono la reliquia di S. Giovine m. e S. Felicissimo ed altri
  22. Una cassettina di legno ove vi sono la S. Spina e la Porpora

 

               

 

Nota delle reliquie da me sac. Don Domenico Salvo sacerdote secolarizzato per Breve Pontificio, donate alla prima Venerabile Chiesa Basilica di Spaccaforno sotto titolo della SS. Annunziata.

In primis sotto li 20 novembre 1790, in una Teca o sia reliquiario le reliquie della Sacra Famiglia, vale a dire: Il Legno della Santa Croce, il Capello di Maria SS., il mantello di S. Giuseppe, S. Gioacchino, S. Anna, S. Giovanni Battista con sua autentica.

A di in un’altra Teca piccola la Colonna di Nostro Signore ove fu flagellato, la Veste cerulia colla quale fu vestito la prima volta da M. SS. Sua Madre, e la Veste bianca quando fu stimato pazzo, con sua autentica , e S. Giovanni Battista.

A di in un’altra piccola Teca la Colonna di nuovo di N. S., la Grotta ove nacque N. S.; ed un frammento di Pietra ove s’appoggiò l’Arcangelo Gabriele quando annunziò M. SS. Madre di Dio, con sua Autentica.

A di in due Teche grandi numero dieci Apostoli, ed in altre due Teche piccole li Santi Apostoli Pietro e Paolo per compire il numero di 12 Apostoli e ciò con due autentiche, una per dieci apostoli, ed una per le teche piccole.

A di in un’altra Teca piccola un frammento della Sacra Spina di Nostro Signore Gesù Cristo con sua autentica.

A di in un’altra piccola Teca S. Stefano protomartire.

A di in un’altra piccola teca S. Vito Martire con sua autentica.

A di in un’altra piccola Teca S. Apollonia Vergine e Martire con sua autentica.

A di in un’altra piccola Teca la reliquia di S. Margarita V. e M. con sua autentica.

A di in un’altra piccola Teca la reliquia di S. Cecilia V. e M. con sua autentica.

A di altre due piccole Teche consimili, in una la reliquia di S. Bernardo Abate e Dottore, e nell’altra S. Elisabetta Regina con sua autentica.

A di in un’altra piccola Teca la reliquia di S. Carlo Borromeo con sua autentica.

A di in un’altra piccola Teca due reliquie di S. Francesco Saverio con sua autentica.

Più

A di in un’altra piccola Teca la reliquia di S. Liborio Vescovo con sua autentica.

A di in un’altra piccola Teca la reliquia del Dottore di Santa Chiesa S. Tommaso d’Aquino con sua autentica.

A di in un’altra piccola Teca la reliquia di S. Dionisio Aeropagita m. con sua autentica.

A 12 maggio 1791. In un’altra piccola Teca la reliquia di S. Nicolò Tolentino. Con sua autentica.

A di in un’altra piccola Teca la reliquia dei SS. Quaranta Martiri con sua autentica.

A di in un’altra piccola Teca la reliquia di S. Barbara Vergine e M., con sua autentica.

Più a primo giugno 1791. In un’altra piccola Teca la reliquia di S. Monaca Matrona, con sua autentica.

A di in un’altra piccola Teca la reliquia di S. Gaetano con sua autentica.

A 11 di 1791. In un’altra piccola Teca la reliquia di S. Desiderio con sua autentica.

Sac. Don Vincenzo Assenza Prev.

 

Altri argenti

Nel 1736 un ostensorio in argento della chiesa della SS. Annunziata è siglato con le lettere DFC da riferire con ogni probabilità a Decio Furnò, un bravo argentiere messinese autore fra l’altro dell’urna reliquiaria della chiesa di S. Giorgio a Modica e, in collaborazione con altri argentieri, dell’urna reliquiaria di S. Lucia a Siracusa.

Privo di data è il calice della chiesa della SS. Annunziata siglata MCC, una bella opera comunque di un argentiere palermitano da collocare intorno alla metà del ‘700.

L’ostensorio più pregevole è quello della chiesa della SS. Annunziata siglato con stemma di Messina, DF 1798. La base è divisa in tre campi da volute su cui stanno le statuette raffiguranti la Fortezza, la Temperanza e la Mansuetudine. Sulle tre superfici si trovano tre storie bibliche e cioè Cristo e la Samaritana, Cristo e il cieco, il sacrificio di Melchisedech; sul fusto si trova la rappresentazione del sacrificio di Isacco. L’ostensorio è corredato da due sfere molto belle.

 

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