L’esterno

La costruzione settecentesca, a croce latina, comprendeva cinque arcate, era lunga 53 m. ca. e larga 27. E’ probabile che il disegno sia stato dello stesso architetto “siracusano” Rosario Gagliardi, il “sommo degli artisti ricostruttori di Noto”. Interessante era la facciata, di cui abbiamo un disegno ricavato da un grafico originale, andato perduto (Riproduzione N°2). Lo schema a due piani, con lesene corinzie e due campanili raccordati da volute, che si riscontra in altre chiese dell’ isola, risente l’ influsso dei grandi architetti romani del periodo barocco. Specifica però, dell’ ambiente e tradizione scultorea locale, era la ricca e festosa varietà degli elementi decorativi, che rendevano la Basilica la più rifinita ed elegante della città.

Dopo il crollo del 1869, il Di Gregorio progettò e realizzò la nuova facciata, basandosi sui testi classici del Palladio e del Vignola e su altri manuali del 1800 dimostrando grande genialità inventiva e notevole abilità, nei lavori di scultura e perfino nella decorazione a stucco dell’ interno; ma bisogna tener conto del contributo degli altri maestri locali. Per ragioni economiche non venne ricostruita la prima arcata, e la lunghezza della navata si ridusse agli attuali m.47 ca. La facciata è imponente e di notevole effetto scenografico. ha tre ordini e misura m. 29,20 di larghezza e 30 di altezza. L’ inferiore ha otto colonne binate a corpo libero, in stile ionico, anteposte, sopra un possente basamento in calcare duro levigato, ad altrettante lesene. Elegante il portale centrale e i due laterali.

Il secondo ordine, in stile corinzio, ha un bel finestrone con colonnine e due grandi, eleganti volute di raccordo. Nel terzo ordine composito, decorato con grandi rose finemente scolpite, le colonne non sono in linea con le sottostanti; ma il Di Gregorio dovette semplificare il progetto, conforme ai canoni classici, per difficoltà economiche. Nella parte superiore della facciata che sovrasta la grande finestra centrale, per ottenere un bell’ effetto dinamico di luce che penetra e di trasparenza di cielo azzurro, e nello stesso tempo, lasciar passare il vento dominante di ponente ed evitare possibili crolli. Nel 1960 vi è stato collocata una statua in calcaree dell’ Annunciazione, opera dello scalpellino ispicese Giuseppe Nobile.

IL CAMPANILE

Demolito il precedente campanile il Di Gregorio per la sua posizione inadatta alla propagazione del suono, nel primo decennio del secolo, fu iniziata la costruzione dell’ attuale torre, su progetto dell’ing. Vincenzo Tomasi, dal capomastro Gaspare Capasso. I lavori si fermarono però alla possente base quadrata. Furono ripresi nel 1925-26 dal capomastro Lorefice Salvatore, che innalzò la costruzione fino alle campane. La parte superiore con la cupola è stata eretta nel 1954 dai “mastri” Nigro, Di Gregorio, Di Giacomo, Ferraro e Giuseppe Fava, che saldò la grande croce di metri quattro e di 400 chilogrammi, sulla punta del campanile alta ben 42 metri. Nello stesso anno venne costruito il cosidetto “salone”, nel lato sinistro della facciata. La campana più antica è del 1811; le altre sono del 1953.

IL LOGGIATO

Il loggiato esterno risale ai primi del 1800 e fino alla fine del secolo serviva per la fiera franca di Pasqua, istituita il 14-08-1802. Le logge costarono 300 onze, anticipate dal Barone Modica.