La Settimana Santa

Gesti che non conoscono l’usura del tempo, parole gridate e sussurrate, la cui eco non smette mai di risuonare nelle anime, momenti densi  che si perpetuano…

Segni che danno forma alla fede di un popolo, simboli che esprimono un sentire profondo,  semplice e concreto linguaggio della memoria di una comunità: è questa la Settimana Santa ad Ispica e per Ispica, con il complesso dei suoi secolari riti.

Processioni, sacre rappresentazioni e funzioni religiose, animate e gestite dalle due storiche Arciconfraternite della SS. Annunziata e di S. Maria Maggiore e dalle rispettive Associazioni dei devoti portatori, sono i tasselli di una tradizione in cui si condensa  e per cui rivive un passato di secoli, luogo e mezzo in cui riscoprire le proprie radici.

La Settimana Santa ad Ispica, che comprende anche i riti dell’Ultimo Venerdì di Quaresima, è il solenne momento dell’anno liturgico e civile durante il quale il popolo dei fedeli e devoti ispicesi ricorda a sé stesso di essere figlio di una storia che ha conosciuto sì l’immane tragedia del famoso disastroso terremoto del 1693 nel Val di Noto, ma che può raccontare e testimoniare di una miracolosa rinascita, frutto della forte volontà di riscatto e della tenace speranza di una duramente ferita comunità animata dalla fede nel Cristo Risorto della Passione.

La processione della “Santa Cascia” e la rievocazione drammatizzata della Passione e Morte di Cristo nell’Ultimo Venerdì di Quaresima, le solenni processioni del “Patri a Culonna” e del “Patri a Cruci”, il Giovedì Santo e il Venerdì Santo, e “U ‘ncuontru” del “Risuscitatu” con la “Matri addulurata”, la Domenica di Pasqua, sono imperdibili e suggestivi appuntamenti nei quali un intero popolo, riconoscendosi amato sotto il rassicurante sguardo del Cristo flagellato e del Cristo con la Croce, si rigenera spiritualmente per affrontare con rinnovata fiducia e coraggio le prove del presente e le sfide del futuro.

Fede e folklore, immagini e suoni, ricordi ed attese… patrimonio di una storia di passioni ancora in cammino.

 

ULTIMO VENERDÌ DI QUARESIMA

Per tutti gli ispicesi l’ultimo Venerdì di Quaresima è “U Vènniri ra Santa Cascia”. E’ un giorno in cui si avverte proprio un cambiamento nell’”aria”, l’atmosfera in città muta: si entra nel cuore del clima emotivo e religioso della “Simana Santa”… I sentimenti di devozione dei fedeli, in special modo quelli dei “Nunziatari”, si accendono in misura particolare.

La sera di questo giorno che in effetti inaugura i Riti della Settimana Santa, pur non trovandoci ancora propriamente nel periodo liturgico della Settimana Santa, che va dalla Domenica delle Palme alla Domenica di Risurrezione, i membri dell’Arciconfraternita della SS. Annunziata, che affonda le sue radici nel XV secolo, portano in processione per le vie della città un’Urna d’argento, “A Santa Cascia”, contenente, oltre alle reliquie di diversi Santi, una preziosa reliquia della Passione, una spina della corona che cinse il capo di Gesù, “A Santa Spina” appunto.

Al suo rientro nella Basilica della SS. Annunziata, segue la tradizionale Via Crucis Vivente, animata dai giovani dell’Associazione Cattolica Don Bosco dei Portatori e Devoti del Cristo con la Croce e dagli altri membri della Parrocchia. “U Vènniri ra Santa Cascia” si conclude poi all’interno della Basilica, quando la “Santa Spina” viene prelevata dall’Urna reliquiaria e collocata ai piedi del simulacro del SS. Cristo con la Croce: è l’emozionante momento in cui la sacra immagine viene velata da una parete lignea decorata artisticamente, nella trepida attesa dell’alba del Venerdì Santo.

 

VENERDÌ SANTO

Alle prime luci della tiepida alba, la Basilica della SS. Annunziata, come madre premurosa, spalanca le sue porte per accogliere nel suo grembo i suoi cari figli, accorsi per venerare e ringraziare “U Patri a Cruci”, sacra immagine del Signore del Golgota, cui affidano le loro sofferenze e i loro desideri. Varcata la soglia, i fedeli si immergono nella nube di incenso che riempie l’interno della chiesa e che sale, recando con sé verso il cielo le preghiere del popolo.

Il Venerdì Santo è il giorno dell’adorazione della Croce del Signore Gesù Cristo, “U Venniri Santu” è il giorno dei “Nunziatari”.

Un’ora prima del mezzodì, accarezzati dai raggi del sole primaverile, sempre particolarmente luminoso e caldo in questo solenne giorno, portando sulle spalle la “Vara”, entrano in chiesa i devoti del Cristo con la Croce per il tanto atteso momento della “Scinnuta” della sacra immagine in mezzo al suo popolo ansimante: il suono indimenticabile dei tre colpi del sacerdote che bussa alla porta lignea che cela l’amato Cristo, il tonfo della medesima che repentinamente si abbassa, e la luce di quel Volto insanguinato che bacia gli sguardi dei numerosi fedeli accalcati ai piedi del suo altare, tra il tradizionale grido di fede “Eppicciuotti Cruci” e lacrime di gratitudine e di abbandono.

Dopo la liturgia dell’adorazione della Croce, sul far del crepuscolo, si svolge la solenne processione del simulacro, preceduta nel primo tratto da fanti a cavallo vestiti da soldati romani. Suggestivo il momento della “Sciuta”, quando “U Patri a Cruci”, portato sulla “Vara” dai devoti e preceduto dal corteo dei Confratelli, supera la soglia del portone centrale per far visita al suo popolo… La scenografica facciata della Basilica fa da cornice al suo prezioso diamante, la Sposa consegna lo Sposo ai fedeli trepidanti con le braccia protese al cielo.

Un appuntamento molto intenso è quello de “U ‘ncountru” con la Madonna Addolorata dei “Cavari”, tappa della processione in cui si rievoca il toccante incontro della Madre col suo Figlio e Signore, lungo la via del Golgota.

Con le membra dei portatori ormai stremate, ma con il cuore ricolmo d’amore e riconoscenza, scoccata da poco la mezzanotte, giunge il commovente momento della “Trasuta”. Il Cristo pianto, invocato e benedetto dalla folla dei fedeli ritorna alla sua Sposa di bellezza imperitura. Ed è così forte l’attaccamento del popolo alla sacra immagine del suo Signore, che la processione continua ancora all’interno della Basilica con i tradizionali giri col simulacro per le navate… E’ l’ultima stretta del grande e lungo abbraccio dei “Nunziatari” all’amato Cristo prima del sofferto arrivederci con la ricollocazione de “U Patri a Cruci” sul suo altare.

 

DOMENICA DI PASQUA

Allo scoccare del mezzodì, tra festosi scampanii, allegre melodie bandistiche e gli spari di fuochi d’artificio, corre il Risorto dalla Basilica dell’Annunziata sulle spalle dei portatori danzanti, che al cielo di Pasqua sollevano “U Risuscitatu” al grido, risonante di gioia e devozione, di “Viva lu Patri”.

Il popolo di Ispica, adunato sul Corso Garibaldi, è un lungo incredibile fiume umano febbricitante di gioiosa attesa, felicemente investito dall’onda d’urto del passaggio del Risorto.

La Madre Addolorata, scesa dalla Chiesa Madre di S. Bartolomeo, attonita per l’indicibile dolore della perdita, viene folgorata dalla miracolosa visione del Figlio Crocifisso Vivente… Avviene “U ‘ncuontru”, la veste di lutto della Madre è mutata in abito di gioia!… Un momento liberatorio, un giorno di speranze rinnovate.

E la sera, uscendo trionfalmente dalla Chiesa Madre, dove è stato collocato insieme alla Madre, si tuffa di nuovo nel riconoscente abbraccio della sua gente ancora esultante… E al suo festoso rientro nella Basilica dell’Annunziata, splendente come Sposa adorna per il suo Sposo, “U Risuscitatu” viene salutato dalla sinfonica melodia di luci dei fuochi d’artificio.

 

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da Venerdì 3 Marzo a Domenica 16 Aprile