Origini

Sulle origini dell’Arciconfraternita della SS. Annunziata di Spaccaforno è utile la lettura di un documento del 27 febbraio 1825 : si tratta di una relazione sottoscritta dai “Procuratori della Confraternita Sacramentale e Venerabile Collegiata Chiesa della SS.ma Annunziata”, Paolo Favi e Antonio Gambuzza Curto, in risposta al Sindaco che, su ordine del Governo, aveva richiesto, a tutte le chiese della città, notizie circa la qualità della chiesa; i fondi di sussistenza; i sacri arredi; il culto (se “fervoroso o trascurato”); lo stato delle fabbriche; l’origine, fondazione e natura di ogni Beneficio o delle Cappellanie laicali; il Patronato; le persone che ne sono investite; la rendita annuale.

E’ un’importante documento, in quanto, forse per la prima volta, si trovano notizie ufficiali sulla Chiesa e sulla Confraternita, esposte in maniera organica.

Sulla qualità della Chiesa, si ha conferma che essa, sin da tempi assai lontani, ricevette la qualifica di Confraternita : ma, i relatori scrivono che, né il tempo trascorso (più secoli), né le diverse vicende permettono di esibire il titolo “primordiale”. “Appare solamente, continuano i Procuratori, il Privilegio d’erezione spedito d’ordine di Monsignor Capobianco Vescovo di Siracusa , nel 1651 . ciò malgrado, ne’ Capitoli della Confraternita a tal uopo approvati dal Diocesano, si dice, chela Confraternitaaltronde esisteva”. Inoltre, continua la relazione, in moltissimi documenti viene chiamata Arciconfraternita e il Vicerè Caracciolo, con decreto del 24 dicembre 1783, la dichiarò soggetta all’ordinaria Reale Giurisdizione. Essa è indipendente in tutto dalla Chiesa Madre e l’Arciprete di questa “non vi ha alcun dritto né può esercitarvi qualsivoglia atto meramente parrocchiale”.

La Chiesaè “Sacramentale” e tale onorificenza risale a tempi immemorabili. Con Diploma Reale del 22 settembre 1808 fu elevata a Collegiata, composta da quattro Dignità, dal Teologale, dal Penitenziere ed otto Canonici semplici.

Per quanto riguarda i fondi di sussistenza, era stato concesso con Dispaccio reale del 14 agosto 1802 un mercato di merci per otto giorni, con prodotto annuo lordo era di onze 10.24.La Chiesapossedeva  quattro “case terrane” di cui tre, nel quartiere,  per uso proprio,ed una invece era locata a tale massaro Francesco Iozzia per onze 1.3. Ed ancora, c’erano terre in contrada Gerbi con rendita annua di onze 1.27.

La Chiesa, Collegiata e Confraternita era provvista di sacri arredi “a sufficienza”.

“Il culto è nel dovuto santo fervore”, continuano i Procuratori : si celebrano quotidianamente molte messe, si recita mattina e serala DivinaSalmodia, si solennizzano “colla convenevole pompa” le feste della Chiesa Confraternita e della Collegiata, si cantala Messasolenne tutti i venerdì e i sabati e nelle Novene della Natività di Maria, nel Santo Natale e nell’ottava della Pasqua; si annunziala DivinaParolanelle predette Novene; si amministrano i Sacramenti; nella quarta domenica, mattina e sera, si espone il Divinissimo per la pubblica adorazione e si porta in processione “per tutto il vasto piano” della Chiesa. Il Venerdì Santo sera si porta in processionela Sacratissima Spina“con quel profondo rispetto di pietà, e con tal sentimento di dolore, che si conviene al tempo e a si fatta rappresentazione, terminando questa Sacra Funzione colla benedizione al gran popolo che con ispezial edificante devozione v’interviene”.La SantissimaSpinaveniva esposta, mattina e sera, tutti i Venerdì di marzo “intervenendoci la divota gente in gran numero”.

Sullo “stato delle fabbriche”,la Chiesaè posta all’Oriente, col prospetto sulla piazza : all’esterno, è la più grande, la più maestosa di qualunque altra chiesa del comune. All’interno “si ravvisa un tempio magnifico, e nell’ampiezza, e nell’architettura”, lunga 208 palmi siciliani e larga 162. Le fabbriche erano complete, necessitava solo qualche nuovo stucco in alcune parti della Chiesa; del completamento della Cappella del Divinissimo; del pavimento; di un nuovo organo essendo il vecchio distrutto;  del completamento del campanile, posto a sinistra del prospetto.

La relazione prosegue poi con un lungo elenco dei Benefici (origine, fondazione e natura) e delle Cappellanie Laicali : fra i “Benefizi”, il più antico citato è un atto del notaio d. Pietro Puglisi del 19 aprile 1609, per la fondazione di due messe fatta dal D. Francesco Statella da celebrarsi, una la notte di Natale e l’altra nel giorno dell’Annunciazione, “colla limosina di onze1”. Fra le Cappellanie Laicali le più antiche sono : quella di d. Diego Fronte, atto del 16 agosto 1606 del notaio Antonino Paolino; quella di d. Francesco Statella (“obligati a cantarla i PP. Carmelitani riformati”), atto del 28 agosto 1612 del notaio Pietro Martino di Catania.

Le rendite annuali erano di onze 329.15.8, mentre i prodotti dei fondi di sussistenza erano di onze 13.24, per un totale di oltre 343 onze. I censi, imposizioni e pesi erano di onze 314.9.9, per cui al netto restavano onze 21.29.19.

Questa relazione, quindi, fornisce un quadro sintetico, ma completo della situazione al 1825, sia sulla Chiesa che sulla Confraternita e Collegiata.

E da questo documento si prende lo spunto per risalire alle origini della Arciconfraternita della SS. Annunziata di Spaccaforno, oggi Ispica.

 

La Chiesa della Annunciata, e sua Confraternita, riconosce l’origine dalla Beneficenza dei Padroni di Spaccaforno; chessa pure a rigguardato i medesimi come i ispeciali Protettori, e come Fautori della di Lei Grandezza, e de di Lei Privileggi. Tra quelli che concorsero all’aumento dei preggi di sudetta Fratellanza, e Chiesa, fu l’Illustre D. Isabella Caruso la quale fondò due annui maritaggi di donzelle vergini della stirpe di Paolo Caruso, ed in suo difetto di quella di Antonino Guarrella, e per ultimo dell’altra di Pietro, e Perna di Cassarella, col legato annuo di onze dieci per ogn’uno, quale maritaggio dovea celebrarsi alla presenza del Paroco nella sudetta Chiesa dell’Annunciata”.

Queste parole si leggono in un documento contenuto nell’Archivio storico della Confraternita che non porta la data ma che è collocabile nella seconda metà del Settecento, documento nel quale si riassume appunto la vicenda del legato istituito da Donna Isabella Caruso e le conseguenze e le liti processuali che ne seguirono.

E’ importante, comunque, perché ci fa capire che, nel XVIII secolo, quando l’Archivio era completo, ben tenuto e custodito, i nostri Confrati predecessori conoscevano la vera origine della Confraternita e anche la data della sua fondazione, sicuramente anteriore al Privilegio d’erezione del 1651, nel quale si riconosceva chela Confraternitagià da molto tempo esisteva.

Con molta probabilità,la Confraternitaè nata insieme alla sua Chiesa, proprio dalla beneficenza del nuovo Signore di Spaccaforno , Antonio Caruso, nobile netino che acquistò il feudo, con atto del 4 gennaio 1453 del notaio Andrea de Afelazio di Napoli,  dal conte di Modica don Bernardo Giovanni Cabrera, il quale fu autorizzato alla vendita da Re Alfonso (lettera patente data nel Castello della Torre l’8 novembre 1452) per poter pagare alla Regia Corte un debito di trentamila ducati. Antonio Caruso comprò, per sé e i suoi eredi e successori, in perpetuo, “il Casale abitato chiamato volgarmente Spaccaforno con suo fortilizio” nel territorio del Val di Noto. Successivamente, il Caruso comprò dai fratelli Di Settimo, creditori del conte Cabrera, il diritto di riscatto per ducati 6346 e tarì2, inparte versati subito in contanti e in parte versati dopo a Palermo presso il banco del padre dei Di Settimo : Re Alfonso approvò definitivamente il passaggio del feudo di Spaccaforno ad Antonio Caruso, Milite nel Regno di Sicilia, Maestro razionale, Presidente della Real Camera Sommaria.

Antonio Caruso si insedia subito nel nuovo feudo, perché in una prospettiva imprenditoriale e commerciale vuole mettere a frutto il suo investimento : si reca pertanto a Spaccaforno e nomina un Governatore nella persona di Nicola de Syracusis, che diventa suo socio in alcune attività come la coltura della cannamele e del relativo tappeto. Nomina inoltre un secreto, Antonio de Urso e ordina la costruzione, proprio sull’acropoli (“mola”) di case, torri, un castello ( da fortilitio a terra cum castro) e di una chiesa sub vocabolo Sante Marie di La Nunciata.

E’ quindi con i Caruso che il feudo diventa non solo autonomo dalla Contea di Modica, ma assume un certo peso economico prima, militare e politico poi ( a fine Cinquecento sarà, con gli Statella, elevato a Marchesato). Antonio Caruso fece costruire subito, fin dal 1453, la nuova Chiesa della SS. Annunziata che, probabilmente, era gestita dall’omonima Confraternita sotto l’alta protezione dei Signori di Spaccaforno, come tutti i documenti successivi, più o meno direttamente, lo confermano.

La famiglia Caruso era molto legata alla nuova chiesa : nel testamento di Nicolò Caruso, figlio di Antonio, tra le ultime disposizioni il barone di Spaccaforno manifesta la sua volontà di essere sepolto (morì nel 1474) assieme alla prima moglie Isabella Asmundo nella chiesa della SS. Annunziata, il cui pavimento era adibito a sepolture come si ricava dai Registri dell’Archivio della Chiesa Madre.

Da un manoscritto inedito del vicario foraneo don Francesco Franzò, si sa che  “la Chiesadella SS. Annunziata era fra le migliori di quelle esistenti nel paese, non cedendo né alla Madrice, né a quelle di Val di Noto. Era a croce latina, aveva sette altari : l’altare maggiore dedicato alla SS. Annunziata; gli altari del SS. Cristo con la Crocesulle spalle e quello del Cristo Resuscitato; l’altare delle Sante Reliquie e quello della Madonna dell’Itria (“immagine bellissima e antichissima, di somma devozione e riverenza. Nello sgabello si leggevano queste parole : Fatta con elemosina delli Confrati – MCCCCLX ). Gli altri due altari non si conoscono”.

Ciò significa che già nel 1470la Confraternitaesisteva e con proprie donazioni ed opere curava ed abbelliva la chiesa, considerata tra le migliori dell’intero Val di Noto.

Altri atti che permettono di provare l’esistenza della Confraternita, tra fine quattrocento e inizi Cinquecento, sono le visite vescovili : fra il 1542 e il 1750,la Chiesaricevette nove “Sacre Visite” dai Vescovi del tempo, come si rileva dai Registri delle “Sacre Visite” esistenti nell’Archivio di S. Maria Maggiore.

“A 10 giugno 1558 – Il fu Mons. Orosco d. Giovanni de Arzes in corso delle Sacre Visite in detta Terra di Spaccaforno, dopo aver visitato la Chiesa Madre, visitò la Chiesa Confraternita di S. Maria La Cava e poscia la Chiesa Confraternita di S. Maria Annunziata”

“A 23 ottobre 1563 – Il fu Mons. Orosco d. Giovanni de Arzes in corso delle Sacre Visite di detta Terra di Spaccaforno, dopo avere egli visitato la Chiesa Madre, commise la Visita al fu d. Leonardo Cipri, suo Vicario, della Chiesa Confraternita di SS. Annunziata”