SS. Cristo con la Croce

Il gruppo scultoreo del SS. Cristo con la Croce sulle spalle sulla via del Calvario è un’opera in cartapesta e stucco (costata184 once) di fattura artigianale e risale ai primi anni del Settecento.

Il “terribile” terremoto del 1693 aveva distrutto  l’antica (“bellissima” riferiscono le fonti) statua in legno di ilice (attribuita ad un’artista di Noto) che si trovava in uno dei sette altari dell’antica chiesa della SS. Annunziata di Spaccaforno (oggi Ispica), dentro il “fortilitium”, come si legge in un Breve (1681) di papa Innocenzo XI che concedeva l’indulgenza plenaria a chiunque visitasse, dodici volte l’anno, per sette anni, i sette altari dell’Annunziata (visita che eguagliava quella fatta ai sette altari della Basilica di S. Pietro di Roma).

Grazie alla “fervorosa devozione” dei confrati, la nuova statua fece l’ingresso nella chiesa ricostruita dopo il terremoto su un nuovo sito, il Venerdì Santo del 1729. La statua era opera dello scultore netino Francesco Guarino (“habitatore” ad Avola), autore di altre statue presenti nelle chiese di Ispica.

Il simulacro, che ha soprattutto un valore religioso in quanto è l’opera più venerata della chiesa SS. Annunziata di Ispica, rappresenta Cristo che sale al Calvario, con la Croce sulle spalle, tra due carnefici, che lo colpiscono con violenza.

L’ingresso del nuovo complesso scultoreo fu solenne: la statua era preceduta da una lunga processione di confrati vestiti da ufficiali pretoriani, centurioni, fanti e cavalieri romani, sacerdoti ebrei ecc. Infine, era seguita dall’immagine dell’Addolorata. Altissimo fu il numero dei partecipanti, si legge nelle cronache del tempo: quasi tutta la nobiltà locale (Statella, Modica, Gambuzza, Cuella ecc.) considerò un privilegio mettere i costumi dell’epoca romana e scortare il nuovo simulacro dalle porte della città fino alla nuova chiesa e collocata nel nuovo altare che sarà decorato dai Gianforma, famosi “stucchiatori” di origine palermitana (probabilmente dalla scuola dei Serpotta).

Il volto del SS. Cristo apparve bellissimo agli occhi dei devoti, tanto che in una poesia coeva (di autore anonimo), scritta per devozione al SS. Cristo con la Crocesulle spalle, si dice che “un angelo, piccolino, in mezzo a rose, gelsomini e fiori, la testa ci portò del nostro Cristo”.

Il gruppo scultoreo viene portato in processione solenne il Venerdì Santo dall’anno 1861, al posto dell’antica processione della Santa Spina che ha origini più remote.

E’ stato oggetto di un delicato ma riuscito restauro nel 1985 ad opera di Valente Assenza che lo ha riportato all’antico splendore (specie il viso del Cristo).