Storia dell’attuale basilica


Dopo il terremoto
che distrusse l’ antico tempio, fu provvisoriamente costruita una baracca di legno per l’ Annunziata, che, dopo l’ erezione della nuova Chiesa, fu trasformata nella Chiesa di San Francesco di Paola, benedetta nel 1730; esisteva ancora nel 1791 ma poi andò distrutta. La pietra di fondazione della nuova Chiesa, come dice l’ iscrizione del cippo originario, fu posta il 21 ottobre 1703, dieci anni dopo il terremoto. Il giorno 11 aprile 1704, s’incominciò poi l’ elevazione della fabbrica, “da certi Mastri siracusani”.La consacrazione fu fatta il 23 marzo 1720. L’ iniziativa e il primo contributo fu certo del principe Francesco V Statella (1654-1710), protettore della Chiesa, al quale si deve in gran parte la ricostruzione del paese e delle altre chiese. Secondo una tradizione orale, la nobile famiglia Modica-Boj, per grazia ricevuta, fece costruire a proprie spese le mura esterne della Chiesa fino all’ altezza di 3 metri. Si narra, infatti, che in un giorno di festa il figlioletto, vestito con un mantello rosso, si trovava lungo la strada “Carceri” quando improvvisamente un torello alla vista del manto rosso, incornò il bambino e cominciò a girare per le strade della città, fermandosi solamente davanti alla costruzione della basilica. Il bambino rimase illeso, e i genitori fecero costruire a proprie spese la parete sud della chiesa, e come ricordo tra le muratura fecero incastrare la testa di un torello appositamente scolpita su una pietra di calcare tenero.
Da due atti del 1713, risulta inoltre che il barone Bufardeci donò all’ Arciconfraternita un quadro dell’ Annunziata (forse perduto) e tutto il suo grande patrimonio. Generosissime furono anche le offerte dei Confrati e dei fedeli, come testimonia il Vicario del tempo Sac. F. Franzò. Per il terremoto del 4-6 gennaio 1727, si divaricò l’arcata maggiore che venne “informata”, perche fosse demolita e quindi rifatta, evitando il crollo “del restante della nuova fabbrica”.

Nel 1779, su invito della Confraternita, il notinese Paolo Labisi, regio architetto, dottissimo nella sua arte e autore della chiesa e Casa dei Crociferi e del palazzo Villadorata di Noto, presenta i disegni conservati in archivio, delle decorazione in arnatissimo stile rococò: “riforma dello stucco” nei pilastri e pareti della navata centrale; nuovi stucchi nel cappellone e nelle cappelle delle navate laterali; cancellata in ferro battuto nell’ altare maggiore; nuovi satlli in legno lavorato, con sedia del celebrante e disco del coro; tutta la sacrestia, con porta di ingresso, portico inferiore, stucchi alle pareti, magnifico “cassereccio e lavatoio” in legno. Purtroppo, verosimilmente per gli alti costi, non fu realizzato nulla.

Alle ore 11,15 del 23 marzo 1869, martedì santo, cadde il prospetto della Chiesa, non a causa di un terremoto, ma per fatiscienza o per imprudenti lavori di restauro.

Lo stesso anno il ” murifabbro” Orazio Amore presentò il progetto di una facciata, e un altro venne in seguito fatto nel 1874, dall’ ingegnere avolese Salvatore Rizza, il quale, vent’ anni dopo, con poche varianti, lo realizzò nella nuova facciata della chiesa di S.Giovanni a Modica Alta.
Ma la costruzione fu affidata al capomastro scalpellino Carlo Di Gregorio (Modica 1836-Ispica 1899).
I lavori durarono circa otto anni e fu anche costruito il campanile, a ponente, dietro la chiesa. Nel 1881 il falegname E. Avola costruiva il grande portone in noce massiccia. Nel 1886 Gaspare Rimmaudo rifaceva le cupolette laterali, secondo la tecnica allora in uso, con gesso e scaglie di calcare. Nel 1889 fu fatto l’ organo a canne e nel 1894 i fratelli Rimmaudo mettevano in opera il pavimento in marmo. nel 1952 è stato rifatto l’ altare maggiore su progetto, modificato, dall’ architetto A. Cerruto.